L'articolo si propone di offrire una chiave di lettura della legge di revisione del Titolo IV della Parte seconda della Costituzione, approvata dal Parlamento e sottoposta a referendum ai sensi dell'art. 138 Cost., alla luce dei precedenti interventi del legislatore sulla magistratura. Esso incomincia mostrando come nella legislazione ordinaria sulla magistratura del primo quarto del secolo vi siano alcune norme che rispondono essenzialmente ad una esigenza "comunicativa": norme che non incidono sulla realtà fattuale, ma che trasmettono un messaggio. L'articolo prosegue osservando che il testo della riforma costituzionale non sembra idoneo a raggiungere gli obiettivi che intende perseguire (o che alcuni gli attribuiscono) e che pertanto si presta ad essere interpretato come un messaggio. Si tratta di un messaggio di stampo accusatorio: contro lo strapotere del PM, contro il sistema delle correnti della magistratura, contro il Consiglio Superiore della Magistratura e contro la Sezione disciplinare dello stesso Consiglio. L'articolo si conclude con un riferimento al procedimento di revisione costituzionale, che sembra essere stato concepito per arrivare ad un referendum popolare contro la magistratura.